Boom di assunzioni nella ristorazione tra giugno e agosto, i dati di Fipe confermano la mancanza di personale

Sono 164.490 le assunzioni previste nel settore del turismo a livello nazionale nel mese di giugno, circa 7.000 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di queste, oltre i 3/4 riguardano i servizi di ristorazione sia per l’avvio delle imprese stagionali che per l’intensificazione dell’attività dovuta al turismo. A renderlo noto è il Centro Studi di FIPE-Confcommercio, la Federazione italiana Pubblici Esercizi, sulla base delle evidenze emerse dal Sistema Informativo Excelsior Unioncamere- ANPAL.

L’analisi non si limita al solo mese di giugno, ma si spinge oltre, accendendo un faro sull’intero trimestre giugno-agosto, nel quale le nuove assunzioni nelle imprese del turismo sfioreranno la soglia delle 353.000 unità. Nello specifico, per il 77% dei casi è previsto un contratto a tempo determinato, per il 9% a tempo indeterminato, mentre la restante parte sarà inquadrata con contratti di apprendistato e altre tipologie contrattuali. Se spostiamo il focus sul solo settore della ristorazione, tra le figure professionali più ricercate si confermano i camerieri, seguono poi i cuochi e i baristi. Si conferma la difficoltà a reclutare il personale in circa il 50% dei casi per la mancanza di candidati e per il profilo delle candidature.

“Rilanciamo i dati di Fipe anche a livello locale, soprattutto in tema di mancanza di personale – commenta il presidente di Fipe La Spezia Diego Sommovigo – Oltre a camerieri, cuochi e baristi nella nostra provincia assistiamo a una carenza di pizzaioli. I posti di lavoro ci sono, è sufficiente fare un giro nelle attività per constatare che la maggior parte di queste è alla ricerca di personale, alcune addirittura sono costrette a chiudere la sera o per interi giorni, subendo così inevitabilmente una perdita economica. Come Fipe crediamo che sia fondamentale ritornare a sottolineare la bellezza di questo settore, troppo spesso ritenuto ingiustamente di secondo piano rispetto ad altri, senza dimenticare che bar, ristoranti e pizzerie non sono solo attività economiche, ma prima di tutto luoghi di aggregazione e di valore sociale.”

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