Destinazione Entroterra 2.0. Ristorante “da Paolino” a Lerici, 120 anni di storia e tanta voglia di proseguire

Esattamente 120 anni fa a Lerici nasceva il ristorante “da Paolino”. Nel 1907 i piatti sono quelli della tradizione marinara, i clienti sono gli stessi lericini e l’insegna del locale viene creata incidendo a mano una tavola di legno. Guardandola al giorno d’oggi, quell’insegna sembra invitarci a fare un salto all’indietro nel tempo. La famiglia D’Andrea, titolare del ristorante, l’ha conservata, un messaggio chiaro: costruire la propria idea di ristorazione moderna, senza dimenticare le proprie radici. Incontriamo Rita D’Andrea, instancabile professionista insieme ai suoi genitori.

Il ristorante da Paolino è ultracentenario, qual è la sua storia?

Siamo aperti dal 1907. Il ristorante ha avuto diverse gratificazioni, tra cui il premio “Cuoco d’oro” nel 1972, ed è sempre stato il punto di riferimento del borgo, della provincia e fuori provincia. Nel 2007 lo abbiamo rilevato e abbiamo portato avanti la tradizione della buona cucina, semplice, con i prodotti locali. Delle novità le abbiamo inserite, siamo esperti nell’aver rivisitato i testaroli, piatto tipico dell’entroterra, condendoli con il sugo di pesce, diciamo che li abbiamo portati al mare. Il nostro tris di testaroli è composto così dalla sua parte più tradizionale, olio parmigiano e pesto, e un tocco di innovazione, appunto il sugo di pesce. La nostra è una gestione familiare, oltre a me nel locale lavora mio padre in sala, mia madre in cucina. Il nostro obiettivo è far entrare il cliente nella nostra famiglia, farlo sentire come se fosse a casa, coccolato insomma.

Nella vostra attività la famiglia, il lavoro di squadra, è un aspetto fondamentale?

L’organizzazione, dividersi i compiti, l’aiutarsi a vicenda sia in sala che in cucina, essere molto flessibili; forse per noi lavorare nello stesso ristorante è un modo per stare sempre insieme. Lo abbiamo capito durante il lockdown a causa dell’infezione da Covid-19, appena possibile abbiamo riaperto, nessuno poteva ancora tornare a mangiare fuori, allora noi cucinavamo e facevamo servizio d’asporto. È stato il modo per stare insieme, molte famiglie non hanno potuto vedersi per mesi.

La sala del nostro ristorante è l’estensione del nostro salotto di casa, organizziamo tanti eventi, anche familiari. L’ultimo in ordine di data è stato il mio matrimonio a settembre, lo abbiamo organizzato invitando nel locale i nostri clienti, con un buffet. Entravano come tali e uscivano come degli amici o dei conoscenti, molte persone mangiavano con noi da anni.

All’ingresso del locale avete posizionato l’insegna in legno originale del ristorante, ha oltre 100 anni, è una scelta nostalgica?

È logo storico per ricordare anche ai più nostalgici le grandi cene servite in cento anni di storia. Questa insegna la ricordano tutti i lericini. In origine il ristorante non era in via Gerini, dove siamo ora, ma di fianco alla chiesa di San Francesco e saltava all’occhio immediatamente questo pezzo di legno con scritto “da Paolino”. Noi l’abbiamo recuperato e restaurato, ora continua ad accogliere i clienti ogni giorno.

Quale sarà il futuro del ristorante?

Spero che mio figlio, che ora ha dieci anni, decida di portare avanti l’attività. Lui già adesso ci guarda lavorare e sogna di fare il cuoco. A casa si allena a cucina il suo piatto preferito: frittata di patate. Molti nostri clienti storici lo hanno praticamente visto nascere dall’inizio e infatti anche lui non li considera amici di famiglia. Se a lui farà piacere, sarebbe solo che è un piacere anche passargli il testimone del ristorante.

 

Destinazione Entroterra 2.0 è un progetto di Confcommercio La Spezia in collaborazione con Regione Liguria.

L’intervista completa è disponibile al link: