Destinazione Entroterra 2.0: l’intervista al presidente di Confcommercio La Spezia Sergio Camaiora: “privilegiare gli acquisti nei negozi di vicinato per mantenere vivi i nostri comuni”

Il presidente di Confcommercio La Spezia Sergio Camaiora, intervistato nello studio di Tele Liguria Sud, ha introdotto “Destinazione Entroterra 2.0”, un progetto realizzato in collaborazione con Regione Liguria e giunto alla sua seconda edizione. Protagoniste sono le imprese del territorio, in particolare di sei comuni: Lerici, Brugnato, Zignago, Beverino, Rocchetta di Vara e Riccò del Golfo.

Il reparto comunicazione di Confcommercio La Spezia ha incontrato i titolari delle aziende di questi territori per conoscere il loro lavoro quotidiano, il loro impegno e il loro contributo nel mantenere vivo il proprio comune e nel contrastare la desertificazione commerciale. A seguire, la seconda parte dell’intervista al presidente Sergio Camaiora.

 

Le prime quattro puntate di “Destinazione Entroterra 2.0” saranno dedicate alla campagna “Compro sotto casa” che Confcommercio porta avanti da anni.

La campagna “compro sotto casa” era nata durante il periodo natalizio, in realtà si può comprare sotto casa tutti i giorni. Spesso nei negozi di vicinato si riesce a trovare il meglio di quello che il mercato può offrire. Vorrei ricordare che risparmiare non vuol dire spendere meno, badate bene, risparmiare vuol dire fare acquisti mirati nel momento giusto e con prodotti giusti. Ad esempio una persona che vive da sola non ha bisogno di grandi quantità di alimenti, in un negozio alimentare può acquistare mezzo etto di prosciutto piuttosto che una vaschetta già pronta al supermercato che ne contiene un etto e mezzo. Quindi comprare sotto casa vuol dire anche privilegiare gli acquisti dei prodotti locali, che molto spesso la grande distribuzione non riesce ad offrire, e avere un occhio di riguardo rispetto lo spreco alimentare. Lo stesso discorso può valere per il pane. Si trova dappertutto, ma è innegabile che ogni forno ne produca una propria variante che si riconosce dal profumo. Inviterei i nostri associati quando a far sentire il profumo del pane ai clienti, a spiegare che è stato lievitato la notte, cotto è venduto, non è un prodotto surgelato. E’ questa la differenza, il negozio di prossimità è l’opposto dell’omologazione.

 

Il concetto di “compro sotto casa” si può estendere anche oltre ai negozi alimentari?

Certamente. Parlo del pane perché è l’esempio più semplice, ma il ragionamento si può estendere a tutti i generi di prodotti. L’acquisto nel negozio di prossimità è fondamentale per contrastare l’omologazione e privilegiare la tipicità dei nostri prodotti. Senza dimenticare inoltre il rapporto di fiducia che si crea con l’imprenditore e il risparmio in termini di inquinamento ambientale. I prodotti locali non devono percorrere tanti chilometri o mettere in moto una rete di corrieri, di spostamenti, per non parlare dei resi. Dall’altro lato possiamo acquistare nel negozio sotto casa muovendoci a piedi, senza spostare la macchina o il motorino.

 

Un altro punto di questo progetto riguarda invece il marchio “Bottega Ligure”, una certificazione ufficiale promossa da Regione Liguria insieme alle Camere di Commercio e le associazioni di categoria come Confcommercio, un sigillo insomma di qualità e autenticità.

Sì, “Bottega Ligure” come poi l’altro marchio “Bottega Storiche” perché sono due i marchi che la Regione Liguria attribuisce, è un traguardo per  quelle attività che si sono distinte per la presenza sul mercato in un arco temporale molto lungo e per la tipicità dei prodotti che vendono. Ricordiamoci che la Liguria, in questo caso la Val di Vara, ha delle tipicità nell’alimentari: i Croxetti di Varese Ligure, la salsiccia di Pignone, i prodotti caseari della Valle del Biologico. Non solo, penso anche a dei marchi nell’abbigliamento espressamente spezzini.

 

L’ultimo ambito riguarda invece il marketing territoriale, le storie di impresa, ascoltandole emerge ancor di più il valore di queste attività?

Io ricordo la prima edizione di “Destinazione Entroterra” e le interviste degli anziani commercianti che raccontavano il proprio rapporto con i clienti. Molte volte non è uno scambio di oggetti, è chiedere un consiglio, un aiuto nella propria scelta. Questo è il compito tradizionale del commerciante di vicinato, imparare a conoscere il cliente e a soddisfare le sue esigenze, se il cliente ritorna lo fa perché sa di aver visto soddisfatte le sue richieste. Sicuramente ascoltare queste storie che vi racconteremo è forse il modo migliore per promuovere il territorio. In conclusione vorrei legare “Destinazione Entroterra 2.0” al progetto di Confcommercio nazionale “Cities” che si sposa benissimo con il nostro.

Cities è un programma per ridefinire il tessuto urbano. Stiamo studiando, insieme alle amministrazioni comunali, su come sia possibile intervenire sui piani del commercio. L’obiettivo è il mantenimento del negozio di vicinato e bloccare, o perlomeno a limitare, la desertificazione commerciale.

L’intervista completa: