Turismo e occupazione alla Spezia, la relazione dell’Inps

Positivi i dati del primo semestre del 2025 sull’occupazione e sul  turismo della nostra Provincia. In attesa di conoscere gli indici delle presenze da luglio in avanti, possiamo dire che nell’insieme, la nostra Provincia complessivamente  tiene e viene scelta da un significativo numero di visitatori che contribuiscono ad  apportare effetti benefici sull’occupazione e sullo sviluppo.  Secondo i risultati elaborati dalla Camera di Commercio La Spezia e dalla  Regione Liguria, aumentano gli arrivi, salendo a quota 485.484 (contro i 477.948 del 2024).   Due dati significativi riguardano la diminuzione degli afflussi stranieri (290.580 nel 2025, 311.434 nel 2024)  e la crescrita della presenza di connazionali (194.904 nel 2025, 166.514 nel 2024). Altra curiosità cresce la domanda di ricezione alberghiera mentre diminuisce la ricezione extralberghiera sebbene ancor prevalente..

Ancor più incoraggianti  i dati dell’occupazione nella provincia che passa da 84.000 addetti nel 2014 a 93.000 nel 2024. Di questi ben oltre 75.000 risultano occupati  nei settori del terziario, turismo e servizi che si confermano  i settori di gran lunga prevalenti nel territorio. Conferma il trand positivo l’indice di disoccupazione che scende dal  12,4 nel 2014 al 5,2 nel 2024.

 

Per quanto riguarda il settore del tursmo la crescita dell’occupazione in 4 anni è aumentata del 20%, attestandosi nel 2024 a 5.423 addetti contro i 4.362 del 2021. I dati registrati fino al 16 settembre  del 2025 (4.706 addetti) fanno bel sperare in un ulteriore passo in avanti, risultando ad oggi la stagione ancora piuttosto attiva.

I dati forniti dal Centro per l’Impiego della Spezia fotografano un’occupazione a prevalenza femminile. Da gennaio a metà settembre 2025, le donne sono state 2.504 contro 2.202 uomini. Solo per questo aspetto  le aziende del settore  meriterebbero i benefici  previsti dalla parità di genere. Soprattutto però il dato più eclatante è la decisa prevalenza di lavoro stagionale. Su un totale di 4.706 lavoratori solo 179 sono a tempo indeterminato.  E’ un dato che fa riflettere molto e che deve impegnare anche  il nostro territorio che tanto beneficia dell’apporto di questi lavoratori a dare dignità a queste prestazioni  lavorative.   Occorre promuovere azioni che, tenendo presente le peculiarità stagionali del settore,  restituiscano nuovo appeal a queste professioni che attraverso il loro lavoro valorizzano l’ambiente,  il gusto, il territorio, l’ospitalità.

 

Qualcosa si è fatto nella nostra Regione  e mi  riferisco soprattutto al Patto regionale sul turismo dove sono stati erogati finanziamenti per allungare i periodi di lavoro nelle assunzioni a termine e incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato. Questa iniziativa, però, ha avvantaggiato prevalentemente il settore degli alberghi. A livello nazionale, invece, un’inizitiva positiva è stata l’esonero dal contributo addizionale sui contratti a termine che è stato esteso sia al lavoro stagionale in senso stretto sia alle assunzioni effettuate per intensificazione stagionale da aziende ad apertura annuale.  In questo modo si è contenuto il costo del lavoro per questa tipologia di assunzione che sono state equiparate dal punto di vista contributivo a quelle a tempo indeterminato. Occorre, però fare di più considerando la specificità del lavoro stagionale, per sua natura sviluppato su fasi cicliche di attività che necessita, dunque, di normative appropriate e differenziate.

 

I lavoratori stagionali sono attualmente penalizzati dai  calcoli sull’indennità di disoccupazione detta Naspi  e, spesso, tra la retribuzione percepita durante i periodi lavorativi e l’indennità  di disoccupazione potrebbero  non riuscire ad avere copertura  per un’intera annualità, con effetti negativi  oltre che sul piano reddituale anche sul piano previdenziale. Una soluzione sensata  potrebbe essere quella di  puntare su azioni che agevolino e finanzino  l’allungamento dei periodi di assunzione,  in modo da far diminuire  i periodi di disoccupazione con interventi strutturali  ed estesi a tutto il settore. Insomma anziché dare più soldi ai lavoratori mentre non lavorano, occorre creare le condizioni affinché le imprese  facciano lavorare i dipendenti anche in bassa stagione senza aumentarne i costi. Tale periodo potrebbe essere utile anche come periodo formativo.   Un’altra condizione da attuare è quella di consentire ai lavoratori stagionali mentre sono in disoccupazione un facile accesso alle occasioni di lavoro, creando strumenti  che non vadano ad incidere sulla disoccupazione, come gli ex voucher oggi  i presto  che hanno, però, una macchinosa procedura che ne scoraggia l’accesso o come il lavoro intermittente che attualmente può creare problemi sulla corresponsione dell’ indennità Naspi. Sarebbe, altresì, importante che durante i periodi di inattività venissero proposte azioni di formazione soprattutto al personale straniero e al personale poco formato.

 

Bisognerebbe puntare, altresì, su strumenti che, sempre tenendo presente le peculiarità  stagionali del settore, potrebbero comunque creare stabilità al lavoro come quello di erogare uni indennità  per i periodi di inattività nei contratti part time verticali.

 

Attuale fonte di preccupazione del settore poi risulta il dumping contrattuale, odioso fenomeno che danneggia le imprese virtuose e impoverisce i lavoratori.

Secondo un recente studio della Fondazione Adapt su 1000 contratti collettivi registrati al CNEL, 250 ricadono nel settore del terziario turismo. Di questi, però, solo 37 registrano un minimo tasso di applicazione, intendendosi così quei CCNL che si applicano ad almeno l’1% dei lavoratori . Il resto viene applicato ad un irrisorio numero di lavoratori. Tali contratti si pongono in netta concorrenza con quelli siglati dalle oo.ss maggiormente rappresentative creando un divario retributivo che oscilla tra i 3000 ai 4000 euro e una perdita di contribuzione che in alcuni casi supera i 1500 euro annui.

 

Contro questo fenomeno occorre un’azione congiunta e occorre attuare tutti gli strumenti che fortunatamente la normativa ha già predisposto:

 

  • la mancata applicazione degli sgravi per chi applica i contratti “pirata” art 1 , comma 1175, L n 296/2006;
  • l’applicazione della contribuzione sulle retribuzioni dei CCNL maggiormantie Occorre, però fare di più,rappresentativi art.1, comma 1, Dl 338/1989 e art 2, comma 25, L 549/1995;
  • l’inefficacia della potestà derogatoria ai contratti di prossimità quando i contratti siano sottoscritti da soggetti non abilitati art 8 Dl 138/2011.

 

Con questa riflessione sul lavoro stagionale si sono volute mettere in luce problemi ed eventuali soluzioni del lavoro soprattutto stagionale e delle azioni che si possono intrapprendere insieme tra i vari  attori del mondo del lavoro. Insieme all’Ente previdenziale, inoltre,  ci piace ricordare la collaborazione nelle nostre iniziative CAMBIAMENTI, TALENT DAY, azioni sulle scuole.