Destinazione Entroterra 2.0: il viaggio di Confcommercio nel settore alimentare. Due storie imprenditoriali lericine

Prosegue il viaggio di Confcommercio La Spezia nelle realtà del territorio. L’articolo di oggi è interamente dedicato al settore alimentare, dalle materie prime al piatto finito. In che modo ingredienti fondamentali per la nostra cucina come frutta e verdura vengono coltivati e arrivano poi nelle nostre tavole? Per rispondere a questa domanda siamo andati a Lerici, dove la spesa si fa ancora sotto casa. Abbiamo incontrato Sabrina Giovanelli, titolare di un negozio alimentare che seleziona e vende materie prime di qualità, ed Emanuele Borghesi, ristoratore che le trasforma in cucina per offrire ai clienti de “Le Bontà Nascoste” piatti di prima qualità.

Il progetto è “Destinazione Entroterra 2.0”, a cura di Confcommercio La Spezia con il sostegno di Regione Liguria. Iniziamo il nostro viaggio incontrando Sabrina Giovanelli, il suo negozio si trova nel cuore di Lerici, in uno dei caruggi che porta a Piazza Cesare Battisti e lo gestisce insieme al marito.

La sua è un’attività storica, ci racconta come nasce?

Sì, è un’attività storica aperta dagli anni ’70. La ricordo già da quando ero bambina. Quando l’abbiamo rilevata, il vecchio proprietario ci ha regalato una fotografia storica nella quale è ritratto lui, il signor Ferruccio, mentre sistema sul banco cassette di frutta e verdura. Ci ha fatto molto piacere questo bellissimo regalo. Ha passato a noi il testimone, sapevamo che è molto faticoso come lavoro perché bisogna alzarsi molto presto alla mattina per andare a prendere i prodotti freschi, però lo facciamo volentieri.

Ci racconta la vostra giornata tipica?

Noi ci alziamo verso le quattro e mezza del mattino e andiamo al mercato ortofrutticolo di Pallodola a comprare frutta e verdura all’ingrosso. Abbiamo selezionato fornitori con merce di prima scelta, siamo molto attenti alla qualità dei prodotti. Poi torniamo qui in negozio, prepariamo il banco e i prezzi. Prima di fare questo lavoro non avevo idea che i prezzi cambiassero tutti i giorni, c’è bisogno di molta attenzione quotidiana, infine arrivano i primi clienti. I lericini comprano un po’ di tutto, dalla frutta e verdura alle cose per la casa. Noi infatti vendiamo anche formaggio, olio, mozzarella di bufala e molto altro. Abbiamo dei clienti fissi, persone fantastiche, siamo molto contenti che scelgano sempre noi.

Se qualcuno volesse intraprendere questa strada cosa vi sentireste di dirgli?

Come lavoro è molto bello però è anche molto faticoso e bisogna avere tanta voglia di lavorare.

Lasciamo il negozio di Sabrina, pochi passi all’interno dei caruggi di Lerici e arriviamo in via Cavour 52. Qui c’è un piccolo ristorante, un po’ nascosto se lo si guarda distrattamente e di questo n’è consapevole la famiglia che lo gestisce, tanto da farne diventare un vanto: il ristorante si chiama “Le Bontà nascoste”. Entriamo e conosciamo uno dei titolari, Emanuele Borghesi.

Ci racconta la vostra storia di imprenditoria di famiglia e la nascita del nome “Le Bontà nascoste”?

Le Bontà Nascoste nasce nel 1995 da un’idea di mia madre e di mio fratello. Inizialmente eravamo una  pizzeria al taglio, poi nel 2000 abbiamo iniziato a mettere i primi tavolini e allargarci al mondo della trattoria, quindi prevedendo un piatto del giorno come spaghetti ai muscoli o carpaccio di pesce. Da qui con il tempo è sorto il ristorante e abbiamo deciso di togliere la pizza. Il nome è sempre un’idea di mia mamma, mentre leggeva un giornale sulla Liguria, oltretutto parlava delle bontà liguri, le è venuto in mente questo nome. È anche un gioco di parole vista la posizione del ristorante all’interno del borgo di Lerici: bisogna cercarle queste bontà, andare a scoprire i vicoli di Lerici e le sue tipicità un po’ nascoste.

Quante persone trovano le vostre bontà nascoste?  

Dipende dal periodo, dal clima, dalla stagione e via dicendo, tutto sommato possiamo ritenerci soddisfatti. Ci piace servire loro dei piatti diversi, parlare con loro, avere il loro feedback, insomma per noi il contatto con la clientela è fondamentale. Il nostro locale è molto piccolino quindi ci porta naturalmente alla chiacchiera con i clienti. Abbiamo notato che spesso vengono qui anche per avere una relazione con noi, per cercare della socialità, con tanti facciamo anche le due del mattino in chiacchiera. Più i ristoranti sono piccoli e più si crea un clima di familiarità, è come essere a mangiare nel salotto di casa. Non voglio però sminuire ciò che c’è dietro questo lavoro, il sacrificio, sono 30 anni ormai che siamo qua e abbiamo passato più ore dentro queste mura che nelle nostre case. Però è un lavoro ricco di soddisfazioni, la cucina è una forma d’arte ed è bello condividerla con altre persone, con i propri clienti.

L’intervista completa è disponibile al link: